
Seduta di nuovo nella mia stanza, la stanza che mi ha visto bambina, adolescente ed infine, oggi, adulta, posso pensare che nulla è successo. Che tutto è apposto, che Nonno ci sia ancora, ad una sola porta di distanza, col suo vocione e i suoi borbottii, l’uomo tutto d’un pezzo di una volta, quello che girava per casa vestito di tutto punto, con la camicia ed il nodo della cravatta ben fatto, con le scarpe di cuoio lucido, come se dovesse uscire da un momento all’altro. Ma in definitiva non usciva quasi mai. Lo ricordo seduto in salone, sulla poltrona davanti alla porta finestra invasa dalla luce del sole mattutino, li a leggere il giornale. Ben diverso dall’uomo in poltrona con la coperta sulle ginocchia. Ma di questo non voglio parlare.
Seduta qui, nella mia camera, sembra siano passati solo qualche giorno, tutto è come è sempre stato…Roma è lontana, ma anche se lontani parenti e amici continuano la loro vita di sempre, stanno bene. Zia non si è ancora ammalata, è al ristorante con Zio a lavorare nell’afa oppure in vacanza a Civita. Sono in compagnia dei miei cugini più grandi, si fanno grandi mangiate e lunghe chiacchierate, fino all’alba.
E’ come se sedendomi di nuovo in questa camera, si fosse d’improvviso chiuso il buco-spazio-temporale che ha diviso la mia vita da adolescente, portandomi in questa di adulta. Dove tra quattro mesi precisi sarò una donna sposata, con tante responsabilità, un marito e una casa di cui occuparmi. Non che non ne sia felice, è solo che mi sento presa in una spirale della mia vita, in cui tutto gira velocemente, vorticandomi intorno e facendomi girare tanto da togliermi il fiato. Niente è come lo ricordavo, nessuno è quello che pensavo, io stessa spesso fatico a riconoscermi e mi domando se veramente mi piace quello che sono diventata. Se assomiglio almeno un pochino alla donna che immaginavo e che sognavo di diventare quando, stesa su questo lettino, guardavo il soffitto per ore ed ore.

Nessun commento:
Posta un commento